Chiesa di San Vendemiano (Ivano Fracena)

La vetusta e suggestiva chiesetta dedicata a San Vendemiano (o Vindimiano) sorge su una balza del Monte Lefre, in posizione dominante l’abitato di Fracena e Castel Ivano ed è stata fino al 1923 l’unica chiesa del paese.

Tra il XVI e il XVIII secolo San Vendemiano fu tenuta da vari eremiti che vivevano in una casetta costruita nei pressi dell’abside e di cui rimane ancora qualche traccia delle fondamenta. Nei pressi dell’angolo nordorientale della chiesa, tra la vegetazione del bosco, si scorgono i ruderi dell’antico romitorio. La particolare natura instabile del terreno argilloso su cui sorge la chiesa di San Vendemiano è stata causa fin dalla sua prima costruzione di infiniti problemi statici con conseguenti gravi fenomeni di dissesto e compromissione delle strutture dell’edificio. Solamente nell’ultimo restauro, condotto tra il 2002 e il 2007, questo problema è stato affrontato in modo radicale e sistematico per essere forse risolto in modo definitivo. Esternamente la chiesa è animata, oltre che dall’abside poligonale, da un campaniletto a vela con una campana, dal vestibolo cinquecentesco, posto a destra del portale principale, e dal corpo della piccola sacristia, ricostruito più volte sul fianco nord usando del materiale di reimpiego, come si vede dai conci angolari con i buchi di un’inferriata provenienti da una finestra smontata. Sugli architravi lapidei dei portali esterni è riportata la data “1603” che testimonia l’anno di costruzione degli stessi. L’interno è a navata unica rettangolare, seguita dal presbiterio rialzato di un gradino e terminante in un’abside pentagonale. L’aula è coperta da una volta a botte ad arco ribassato poggiante su un aggettante cornicione in stucco. L’attuale copertura è un rifacimento del 1922. Sulla parete settentrionale, a sinistra dell’arco santo, si apre una porta con stipiti marmorei che reca incisa la data “1619” sull’architrave. All’interno della piccola sacristia voltata a crociera è incassato nel muro meridionale un bel lavabo marmoreo seicentesco. Più oltre, sulla stessa parete si apriva la Cappella di San Pellegrino, aggiunta nel XVII secolo, ma distrutta durante la Prima guerra mondiale, assieme a tutto l’arredamento, tra cui un notevole altare ligneo dorato seicentesco, e non più ricostruita. Pregevole e raro appare l’altare ligneo con doratura a foglia, recentemente restaurato assieme al resto della chiesa e risalente al 1655 come si legge nella scritta sull’angolo a sinistra della predella: Essendo l’anno del Signore 1655 nella chiesa del glorioso Santo Vindimiano è stata dorata la pala del glorioso Santo dal Domenico Comolli Bassanensis indorator, sotto il massariato del signor Stefano Fluriani de Fluriani, Massaro della detta Chiesa, a laude di Dio e della gloriosa Vergine Maria. La fattura dell’ancona è stilisticamente ascrivibile alla architettoniche con due colonne dipinte alle estremità, in tutto simili a quelle vere poste di fronte. Sulle vele della crociera sono raffigurati i simboli dei quattro Evangelisti messi in una sequenza piuttosto insolita. Matteo, Marco, Giovanni e Luca. I dipinti, che hanno perduto gran parte della pellicola pittorica, mostrano la fase preparatoria caratterizzata da energici contorni, come si vede nell’Aquila di San Giovanni. Più rovinato di tutti è il Bue di San Luca, ormai quasi illeggibile. Sulle due arcate esterne laterali sono rappresentati, inseriti in clipei, quattro busti di profeti (Isaia, Michea, Davide e Zaccaria) completati da svolazzanti cartigli. Sull’arcata centrale, sempre all’interno di clipei e corredate da cartigli, vi sono le figure dell’Arcangelo Gabriele, a sinistra, e della Vergine Annunziata, a destra, mentre in una finestra posta al centro c’è la figura del Padre Eterno nell’atto di mandare la Colomba dello Spirito Santo a compiere il mistero dell’Incarnazione. I tre momenti sono unificati da un impianto prospettico dove si ritrova il motivo dei fondi quadrettati - rosso mattone e bianco - molto simile a quello che si vede nell’Annunciazione dipinta sull’arco santo della chiesa di San Lorenzo all’Armentera, datata 1523 e attribuita al Secondo Maestro della Valsugana. La decorazione doveva estendersi anche sulle altre pareti esterne, a giudicare dal lacerto del grande San Cristoforo dipinto sulla parete meridionale tra il portico e la porta laterale. I frammenti più consistenti sono rappresentati dalla mano destra appoggiata al fianco con alcuni lembi della veste colorati di rosso e ocra su uno sfondo violaceo e da alcuni elementi geometrizzanti dell’ampia cornice. I pochi ma preziosi frammenti come la bella mano realizzata in scorcio e con abilità inducono ad ascrivere il San Cristoforo allo stesso autore delle figure del Vestibolo. Internamente l’unica traccia della decorazione pittorica cinquecentesca consiste in un piccolo riquadro non per questo meno significativo, che si trova all’inizio del bivio per San Vendemiano, ex voto del 1947, come recita la scritta sulla base. Un altro Crocifisso di miglior fattura si trova lungo la strada che sale a Ivano da Strigno. È datato 1933 sulla base di pietra e si trovava in origine lungo la vecchia strada. Il vecchio Crocifisso fu rubato e fu sostituito nel 1980 con l’attuale.

Tipologia di luogo
Chiesa
Collocazione geografica

Come arrivare

Venerdì, 26 Febbraio 2016 - Ultima modifica: Lunedì, 29 Febbraio 2016