La nuova chiesa fu completata nell'ottobre del 1923 e benedetta il 14 dello stesso mese dal decano di Strigno, don Pasquale Bortolini. Solo con il 25 febbraio 1960, in occasione dell'elevazione a parrocchia, venne intitolata a San Giuseppe operaio.
L'idea di costruire una nuova chiesa per i borghi di Ivano e Fracena, essendo la chiesa di San Vendemiano troppo lontana dai centri abitati e in cattive condizioni, si fece strada già verso la fine del Settecento. Ma nell'immediato non si fece nulla e il problema della nuova chiesa tornò d’attualità nella seconda metà dell’Ottocento quando, per ovviare agli inconvenienti della lontananza di San Vendemiano, le funzioni religiose si tenevano nella Cappella dell’Immacolata allestita provvisoriamente presso la Canonica. Anche questa soluzione, però, non durò a lungo per il rapido degrado di questa cappella, per cui all’inizio del ‘900 si cominciò a raccogliere denaro per la costruenda nuova chiesa con la creazione del “Fondo Fabbrica Nuova Chiesa”. Nel 1912 la Comunità di Ivano Fracena comperò un fondo per costruirvi la nuova chiesa, situato per ragioni campanilistiche a mezza strada tra le allora frazioni di Ivano e Fracena. Il progetto fu affidato all’architetto Guido Segalla. La nuova chiesa venne benedetta con grande solennità il 14 ottobre 1923 dal Decano di Strigno, don Pasquale Bortolini, assistito dai curati di Agnedo, Villa e Scurelle.
Stilisticamente la nuova chiesa si presenta come uno strano connubio di neogotico e razionalismo, anche se l’aspetto esterno è quello di una chiesetta alpina. In essa gli elementi neogotici, quali le finestre ogivali, i gentili contrafforti alle pareti laterali, il tetto aguzzo, la strombatura a sesto acuto del portale principale e il rosone in facciata, contribuiscono a creare il carattere specifico dell’edificio senza appesantirlo. L’edificio è affiancato sul lato sinistro da un campanile di modesta altezza, coronato da una cella campanaria aperta sui quattro lati da bifore neoromaniche, e coperto da un tetto aguzzo a pendenza svasata. Sotto la cella campanaria un orologio scandisce le ore sui lati della torre che guardano i borghi di Ivano e Fracena. Il carattere neogotico è ancor più evidente all'interno, a navata unica e presbiterio rettangolare, rialzato di due gradini, coperti da volte a crociere ogivali. La volta dell’aula è ripartita in tre campate da crociere con gli archi trasversali poggianti su peducci marmorei uscenti dalle pareti. I Franz Ehrenhöfer, Crocifisso ligneo, part. Giuseppe Parisi, Vetrata con San Vendemiano, 1923 leggeri costoloni, messi a puro scopo decorativo, scandiscono gli spazi e i volumi delle crociere creando un gioco stellare simile a quello delle chiese tardogotiche della Valsugana. Anche in questo caso l’effetto è gradevole. Va detto che la volta a crociera dell’aula è in realtà una volta centinata, mentre quella del presbiterio è in muratura.
Sulla parete di fondo del presbiterio troneggia il grande Crocifisso ligneo dello scultore stiriano Franz Ehrenhöfer (Stiria, 1880 † Grosseto, 1939), installato nel 1924. L’esasperata drammaticità dell’opera, intrisa di un crudo realismo, si riallaccia direttamente ad analoghi esempi della pittura e scultura tedesca del primo Cinquecento nei quali la morte di Cristo in croce voleva soprattutto impressionare il fedele e spingerlo a pentirsi dei suoi peccati.
Sulle vele della volta del presbiterio Ehrenhöfer dipinse i quattro Evangelisti con i loro simboli, coperti in modo ingiustificato con il resto della decorazione pittorica nel progetto di riordino degli spazi liturgici seguito al Concilio Vaticano Secondo e di cui si dirà nel prosieguo. Sotto l’arco santo, dal lato dell’epistola, è murata la parte inferiore del Tabernacolo marmoreo con la porticina di ottone sbalzata a motivi fitomorfi che originariamente si trovava sull’altare maggiore costruito dalla Ditta Croce-Rizzoli & C. di Predazzo. Sull’altro lato dell’arco santo si trova il Fonte Battesimale in pietra calcarea con la colonna che appare sensibilmente più antica della vasca che sorregge. Il coperchio della vasca battesimale, realizzato da Ferruccio Gasperetti di Borgo Valsugana negli anni Settanta, è impreziosito dal gruppo bronzeo del Battesimo di Cristo. A metà delle pareti laterali, sopra due mensole, sono poste le statue lignee policrome della Madonna Immacolata e di San Giuseppe col Bambino, pregevoli e delicate opere intagliate e dipinte dal gardenese Giuseppe Obletter senior e installate originariamente su altari neogotici nel 1923, così come il bel Sacro Cuore che attualmente si trova in sacristia. Le belle vetrate istoriate del presbiterio raffiguranti San Vendemiano e San Giuseppe, l’antico e nuovo patrono del paese, e quella dell’occhio della facciata con il Sacro Cuore di Gesù furono realizzate da Giuseppe Parisi nel 1923, le altre nel 1922. Degno di nota è anche il Confessionale neogotico in legno intagliato, eseguito nel 1923 dal gardenese Giuseppe Rifesser. Il manufatto rivela una minuziosa lavorazione a intaglio ripresa con gli stessi disegni nelle cornici della Via Crucis. Fu pagato la bella somma di duemilacinquecento lire, non poco per allora. Le due file di banchi in legno di castagno della navata, quattro dei quali impreziositi da schienali lavorati con archetti gotici trilobati e foglie d’acanto intagliate, furono costruiti dalla ditta Casotto & Micheli di Scurelle su disegno dell’architetto Giacomo Scalet e con il quasi sicuro contributo dell’intagliatore noneso Giovanni Marches. Il pulpito ligneo, realizzato nel 1923 e ora in parte smembrato, è di Carlo Pancheri senior di Ortisei.