Sulle ultime propaggini del Monte Lefre, troneggia, dominando la Valsugana inferiore, l’arcigno e maestoso maniero d’Ivano.
Non si conosce l’esatta origine del castello, ma la sua posizione strategica e il ritrovamento sull’omonimo dosso di oggetti della tarda età del bronzo e della prima età del ferro, farebbero pensare all’esistenza di un antico castelliere. Il dosso di Ivano, eminentemente strategico, può infatti essere stato come tale luogo di rifugio dei villaggi orientali della plaga valsuganotta, attraversata a mezza costa in epoca romana dalla supposta Via Claudia Augusta Altinate e, più tardi, nel fondovalle, dalla Via Paulina. Il castello, feudo della Chiesa di Feltre, nel XII secolo apparteneva ai signori d’Ivano. Nel 1228 venne occupato da Ezzelino da Romano che lo tenne fino al 1259, anno della sua morte, ritornando subito dopo in possesso dei da Camino, vescovi-conti di Feltre. A partire dal 1314, col riconoscimento del diritto di spada ai signori valsuganotti da parte del vescovo di Feltre Alessandro Novello, inizia l’effettivo potere giurisdizionale dei medesimi sui distretti feudali da loro amministrati. In un primo tempo la giurisdizione d’Ivano comprendeva i paesi di Strigno, Ivano e Fracena, Villa e Agnedo, Ospedaletto, Scurelle, Spera, Samone e Bieno. A queste si aggiunsero Grigno e i paesi del Tesino. Alla famiglia de Ivano subentrò nella giurisdizione quella dei Castelnuovo-Caldonazzo. I Castelnuovo, signori di Caldonazzo e influenti ministeriali del vescovo di Trento, all’inizio del Trecento stavano estendendo la loro egemonia su tutta la Valsugana. Cangrande della Scala, vicario imperiale per l’Italia di Ludovico il Bavaro, dopo essere diventato nel 1321 Signore di Feltre e della Valsugana, ordinò a Biagio I di Castelnuovo, signore di Ivano, di far dipingere sulla facciata sud del mastio l’emblema nobiliare degli Scaligeri, coperto in seguito da quello dei da Carrara, dopo che questi nel 1365 avevano espugnato il castello. Nel 1373 Ivano venne ceduto da Francesco da Carrara ai Conti di Tirolo e da questi ai Castelnuovo-Caldonazzo. Dopo essere passato per un breve periodo sotto i Visconti e la Repubblica Veneta, nel 1412 Ivano, assieme ad altri castelli della Valsugana, fu preso con le armi dal conte di Tirolo, il duca Federico IV, detto il “Tascavuota” che l’anno dopo, il 2 agosto 1413, venne infeudato dei possedimenti conquistati dal vescovo di Feltre Enrico de Scarampis. Da quel momento e per oltre quattro secoli, esclusa la breve parentesi del domino veneziano avvenuta tra il 1487 e il 1491, le tre giurisdizioni di Ivano, Telvana e Castellato furono alle dirette dipendenze della Casa d’Austria. Nel 1452 il castello, dopo essere stato retto da vari capitani tirolesi, venne dato in feudo a Giacomo Trapp. Questi proseguì l’opera di ristrutturazione del maniero intrapresa dai suoi predecessori tirolesi con importanti lavori di ricostruzione e di adattamento alle nuove tecniche militari, ampliamento e miglioramento delle unità abitative e di servizio portandolo, grosso modo, al severo aspetto attuale. Nel 1496 Massimiliano I concesse in feudo pignoratizio il castello a Michele Wolkenstein-Rodeneck. I Wolkenstein completarono l’opera di restauro, ampliamento e fortificazione di Ivano che venne affidato a capitani tedeschi i quali amministrarono il feudo sotto l’aspetto militare, giurisdizionale, politico ed economico. Il 25 agosto 1525, nel pieno della Guerra Rustica, i contadini in rivolta assediarono il castello e scontratisi con il capitano Giorgio Pucler lo uccisero con una archibugiata. Nel 1632 Ivano, al pari di Telvana, venne riscattato dall’arciduchessa Claudia de Medici, vedova di Leopoldo V, morto in quell’anno, e affidato prima al capitano Giorgio Battista Alberti, poi a Marco Sigismondo Welsperg e, infine, dato in pegno a Giovanni conte di Haldringer. Dopo questa parentesi di oltre trent’anni, il 6 aprile 1678 l’imperatore Leopoldo I concesse, sempre in feudo pignoratizio, il castello e la giurisdizione di Ivano a Gaudenzio Fortunato di Wolkenstein-Trostburg, capitano di Trento per conto del conte del Tirolo. Il feudo pignoratizio sarà trasformato in feudo perpetuo di famiglia dall’imperatrice Maria Teresa nel 1750. Nel luglio del 1829, avendo i Wolkenstein rinunciato al Governo della giurisdizione, questa venne trasferita a Strigno. Perduta la funzione istituzionale e consolidata quella abitativa, il castello diventò uno dei salotti più ambiti dell’alta società del tempo. Ricordiamo solo a titolo di esempio i soggiorni di Richard Wagner, Franz von Lenbach, Eleonora Duse e dell’imperatrice Augusta Vittoria. Durante la Grande guerra il castello, alternativamente sede dei comandi militari austriaco e italiano, fu oggetto di pesanti bombardamenti con ingenti danni e distruzioni. Nell’immediato dopoguerra fu venduto dalla famiglia Wolkenstein a Francesco Staudacher che iniziò subito una paziente e meticolosa opera di ricostruzione e restauro. Durante la seconda guerra mondiale il complesso subì danni indiretti ai monumentali tetti, causati dai bombardamenti aerei alleati alla ferrovia della Valsugana. Dal 1982 Castel Ivano è diventato sede di importanti manifestazioni artistiche e Centro Internazionale di Cultura per lo svolgimento di convegni di alto valore scientifico promossi dall’Associazione Castel Ivano Incontri.