Personaggi storici

Personaggi di spicco legati ai Comuni di Castel Ivano, Ivano Fracena e Samone

[Fonti: Wikipedia Italia, Ecomuseo della Valsugana]

Saverio Armellini

Saverio Armellini (1908 - 1956), figlio di Rodolfo Armellini, era un uomo molto conosciuto a Ivano Fracena e in tutta la zona. Per molti anni fece parte dei Vigili del Fuoco dei quali fu il comandante. Era una persona stimata e benvoluta da tutti. La sua morte prematura ha destato un profondo cordoglio non solo nella popolazione di Ivano Fracena, ma anche dei paesi vicini.

Augusto Avancini

Uomo politico, nato a Strigno il 28 febbraio 1868. Dal 1887 al 1893 tenne a Bolzano la contabilità di una ditta Commerciale. Nel frattempo svolse intensa attività politica opponendosi al tentativo di assorbire il gruppo etnico italiano di quella città, e del Trentino in genere, nel noto movimento pangermanista. Fu tra i fondatori del Partito Socialista Trentino e a questa organizzazione consegnò i suoi ideali irredentistici. Con Cesare Battisti promosse inutilmente una campagna per ottenere l'istituzione di un'Università Italiana sia a Trento che a Trieste. Nel 1903 fu consigliere comunale a Trento e nel 1907 fu eletto deputato a Vienna.

Ottone Brentari

Figlio di un ufficiale giudiziario, Ottone Brentari seguì giovanissimo il padre in tutti i suoi spostamenti lavorativi a Rovereto, Malè e Cembra. Compì gli studi classici a Rovereto e gli studi letterari, con indirizzo storico e geografico, alle Università di Innsbruck, di Vienna e infine di Padova ove ottenne il dottorato nel 1877. Intrapresa la carriera scolastica, insegnò dapprima a Rovereto, poi a Pisino in Istria e a Catania. Fu direttore scolastico a Bassano del Grappa, ma nel 1893 abbandonò l'insegnamento e si stabilì a Milano per dedicarsi al giornalismo come collaboratore del Corriere della Sera. Membro del Club Alpino Italiano scrisse per il suo bollettino e per altre numerose testate. Nel 1908 fondò la rivista turistica “Italia Bella”. A Ottone Brentari va il merito di aver approfondito gli studi sulla campagna garibaldina del 1866 in Trentino e sulle biografie di patrioti trentini partecipi alle guerre risorgimentali italiane attraverso la raccolta delle esperienze dirette dei protagonisti di quegli eventi. Nel 1915 con lo scoppio della Grande Guerra, energico propugnatore dell'indipendenza del Trentino dall'Austria, fondò la “Lega Nazionale Italiana”. Candidato nel 1921 al parlamento per il Partito Liberale Democratico, non fu eletto. Morì a Rossano Veneto nel 1921. Poco distante dalla sommità della Cima d'Asta gli è stato dedicato il rifugio alpino della Società Alpinisti Tridentini (SAT), situato a 2480 m s.l.m.Porta il suo nome anche la scuola secondaria di primo grado di Strigno, suo paese natale.

Luigi Carbonari

Luigi Carbonari (Folgaria, 3 ottobre 1880 – Strigno, 20 settembre 1971) è stato un politico italiano. Ancora studente, nel 1902, fonda la Cassa rurale e la Cooperativa di consumo di Folgaria. Nel 1906 viene incarcerato insieme a De Gasperi per aver partecipato alla manifestazione per l'Università Italiana di Trieste. L'anno dopo è processato per aver promosso manifestazioni per l'annessione del Trentino all'Italia. Nel 1911 è eletto deputato al parlamento di Vienna, in rappresentanza degli italiani del Trentino da lui difesi nella lotta contro il Volksbund (1905-1911). Nella Prima guerra mondiale presta servizio come ufficiale dell'esercito austriaco, ma diserta presto e fugge a Firenze, dove attende la fine del conflitto. Funzionario della Banca Cattolica, dopo essersi laureato in scienze economico-politiche e in contabilità dello Stato a Vienna, nel 1921 dopo le elezioni si dimette per esercitare il mandato di deputato per il Partito Popolare Italiano, al quale ha aderito sin dalla fondazione. Fino al 1926 dirige la Federazione provinciale trentina del PPI, non accettando compromessi con il fascismo, per vivere esercita il mestiere di ambulante. Nel dopoguerra, entra a far parte della Consulta Nazionale, e del Senato quale senatore di diritto nella prima Legislatura come esponente della Democrazia Cristiana. Nel 1953 non si ricandida alle elezioni, ma presiede la Federazione dei consorzi e i Consigli agrari provinciali. All'inizio degli anni '60 esce dalla DC, fondando l'Alleanza contadini artigiani che rappresenta nel consiglio provinciale di Trento dal 1964 al 1968. Dopo quest'esperienza politica si ritira a vita privata.

Pietro Carraro

Apicoltore, nato a Strigno il 24 settembre 1889 e deceduto a Spera l'11 settembre 1972. Rimpatriato dopo la grande guerra si fermò nella zona di Strigno e potè finalmente dedicarsi alla coltura delle api verso le quali nutriva curiosità sin da quando frequentava la prima elementare, come egli stesso scrisse.Fu celebre per la sua arnia mobile ma soprattutto per le osservazioni ed esperienze compiute sulla funzione dei fuchi. Entrò di diritto nelcampo della scienza sconvolgendo le secolari teorie esistenti sui fuchi e dimostrò che la loro funzione non si esaurisce solo nella fecondazione delle regine ma nell'aveare adempiono a mansioni insopprimibili. Lasciò un manoscritto (Memorie apistiche) e un diario delle sue esperienze di soldato.

Giacomo Castelrotto

Giacomo Castelrotto dei Signori di Strigno, raccoglitore di notizie storiche trentine. Nacque a Mechel ove il padre Michele esercitava l'ufficio di Capitano presso i Conti Firmian, nel 1520.Dopo di aver studiato legge, fu assunto come stimato giureconsulto dal Cardinal Madruzzo, dal quale ebbe lodi e favori Nel 1543 risiedeva in Borgo quale vicario di Telvana e suppletorio di Castel Selva per conto appunto del Cardinal Cristoforo Madruzzo. Un fatto di sangue avvenuto al Castello lo indurrà a dare le dimissioni. Nel 1543.Di quest'episodio si ha notizia dalle memorie stesse del Castelrotto, scritte tra il 1571 e il 1586.Comunque il Castelrotto lo troviamo anche Capitano in Primiero sino al 1567. Qui stese un prezioso "Urbario" (1565), contenente importanti relazioni giuridiche ed amministrative concernenti la valle ed in vigore ai suoi tempi.Mori nel 1586, dopo di aver lasciato dei manoscritti di carattere storico locale, che costituirono una delle più attendibili fonti per lo studio delle vicende della Valsugana e Primiero. Del suo lavoro si servì abbondantemente il Montebello. Suo era pure un Urbario di Strigno, purtroppo disperso in seguito alla distruzione degli archivi della borgata durante la guerra 1915-18.

Francesco Danieli

Pittore, di Strigno ove nacque nel 1853. A tredici anni si trasferì con la famiglia a Verona. Si dedicò dapprima, seguendo i desideri della famiglia, a studi di matematica e di scienze, ma, seguendo la sua vera inclinazione, li abbandonò per dedicarsi alla pittura. Seguì pertanto gli studi artistici presso l'Accademia Cignaroli di Verona e fu allievo del Noni. Prima di dedicarsi con intero impegno alla pittura insegnò per qualche anno alla Bocconi di Milano e poi fu insegnante di disegno a Verona. Abbandonato l'insegnamento si ritirò a Riva d'Arcano, nel Comune di San Daniele del Friuli, presso il fratello dottor Filotimo il qualeesercitava la professione del medico in quella località. A Riva d'Arcano morì all'età di 73 anni.

Giuseppe Degol

Degol Giuseppe di Pietro, nato a Strigno nel 1882, Sottotenente degli Alpini: Medaglia d'oro al valor militare: "Trentino di nascita di classe anziana, ma ancora vincolato al servizio militare dell'esercito austriaco, lasciava in Australia, dove aveva stabilito i propri interessi, la moglie ed i figli colà residenti, per venire a combattere volontario l'ultima guerra d'indipendenza. Si distinse per audaci imprese di ricognizione, condotte sempre a termine con felice risultato, nelle quali catturò diverse pattuglie avversarie. Comandante di una grossa pattuglia scelta, si slanciava alla testa dei suoi uomini all'attacco di nemici in forte posizione. Colpito mortalmente al petto, continuò ad incitare i propri uomini a perseverare nell'azione e col suo esempio e colla sua parola, seppe infondere in essi tanto slancio ed ardire che essi, sebben di gran lunga inferiori di numero, in un nuovo e più furioso assalto riuscirono a sloggiare il nemico e a volgerlo in fuga. Esausto esalava l'ultimo respiro al grido di Viva l'Italia". (Corna Calda, Albaredo, 14 novembre 1915).

Maestro Felice Fabbro

Nacque a Ivano Fracena il 30 aprile 1893. Raggiunto il diploma di maestro, durante la prima guerra mondiale (nell’anno scolastico 1915-1916) insegnava già nell’unica classe di Ivano Fracena. Dopo la guerra, nel 1922, era già “maestro dirigente della Scuola di Ivano Fracena”. Dai banchi della scuola ha educato generazioni di ragazzi nei 45 anni di insegnamento (40 a Ivano Fracena) vissuto veramente come una missione. Fu collocato a riposo nel 1958 per raggiunti limiti di età (aveva 65 anni). Nella sua lunga vita ha sempre trovato il tempo di aiutare chiunque a lui si sia rivolto, per qualsiasi difficoltà. Tutte le istituzioni civili del paese lo hanno trovato disponibile a portarne il peso o a collaborare, finché le forze glielo permisero. Fu sindaco del paese dal 1956 al 1967. Fu uomo fine, elegante, colto. Morì a Ivano Fracena il 17 novembre 1979, a 86 anni, lasciandoci un messaggio di vita indimenticabile.

Ezio Franceschini

Ezio Franceschini (Villa di Strigno, 25 luglio 1906 – Padova, 21 marzo 1983) è stato un latinista italiano, specialista di letteratura latina medievale, oltre che rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nacque nella frazione di Villa di Strigno, ora accorpata in Villa Agnedo, secondogenito di quattro fratelli. Si laureò in lettere presso l'Università di Padova il 12 novembre 1928 discutendo, con Concetto Marchesi, una tesi su "Liber philosophorum moralium antiquorum". Dopo la laurea divenne incaricato e poi professore ordinario di Letteratura latina medievale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Tra il 1929-1930 prestò il servizio militare come alpino e raggiunse il grado di capitano. Dal 1931 al 1934 fu assistente universitario "volontario" presso la cattedra di Letteratura latina di Padova. Fu Preside dell'Università Cattolica dal 1953 al 1965 della Facoltà di Lettere. Già nel 1932 era entrato a far parte dell'istituto dei Missionari della Regalità di Cristo, fondato da Padre Agostino Gemelli, rettore dell'università, nel 1928; fu egli stesso a rifondare l'Istituto in qualità di Presidente, nel 1942. Alla morte di Francesco Vito, fu eletto terzo rettore (1965-1968) e dovette fronteggiare il sorgere della contestazione studentesca del Sessantotto. Le strutture più tradizionalistiche giudicarono inadeguata la sua azione ispirata alla ricerca di un dialogo con gli studenti. Approfittando del suo stato di salute precario, lo sostituirono nel rettorato con Giuseppe Lazzati, che seguì una linea di più decisa rottura con le istanze di rinnovamento. Nel 1943, dopo l'armistizio, insieme ad altri professori di diverso orientamento ideologico e politico, Franceschini appoggiò la Resistenza[1]. Tra questi, in particolare, vi era Concetto Marchesi, grande latinista e rettore dell'Università di Padova, esponente di spicco del Partito Comunista Italiano: abbandonato da molti compagni di partito che gli contestavano di non aver dato le dimissioni da rettore dopo l'8 settembre, Concetto Marchesi fu aiutato da Ezio Franceschini ad emigrare in Svizzera[1], nel mese di febbraio 1944[2]. Fondò a Padova il gruppo FRAMA (dalle iniziali di Franceschini e Marchesi), che si prodigò soprattutto a favore dei militari internazionali prigionieri di guerra. A Milano, in una università il cui rettore, padre Agostino Gemelli, era sospettato di rapporti stretti con il fascismo, Ezio Franceschini, proprio nel laboratorio di psicologia di Gemelli, osò ospitare le riunioni del comando Corpo volontari della libertà. Per tali indubbi meriti partigiani fu membro della commissione di epurazione che presentò al comando americano la relazione che scagionò Agostino Gemelli. Franceschini fu socio corrispondente, dal 1947, e socio nazionale, dal 1959, dell'Accademia dei Lincei. In onore di Ezio Franceschini è stata istituita una fondazione, per gli studi di letteratura latina medievale, presso la certosa del Galluzzo che conserva l'enorme patrimonio librario di Ezio Franceschini e che collabora strettamente con l'Università di Firenze e con la Società internazionale per lo studio del medioevo latino.

Don Giuseppe Grazioli

Ricordiamo brevemente questo singolare sacerdote perché fu curato di Ivano Fracena per circa 27 anni. Nacque a Lavis il 28 dicembre del 1808 da una famiglia benestante di contadini. Dopo aver frequentato per sei anni il ginnasio di Rovereto, entrò nel seminario di Trento per gli studi di filosofia e di teologia. Il 19 dicembre 1835 fu ordinato sacerdote. Poco dopo, il 10 gennaio 1836, fu mandato a Strigno come cappellano e organista. Nel 1842 fu nominato curato di Ivano Fracena su proposta del conte Leopoldo Wolkenstein al quale a quei tempi apparteneva il diritto di nomina del curato. Nella nuova sede il dinamico e intraprendente sacerdote si impegnò in varie attività: si occupò della canonica che ingrandì notevolmente; si interessò di agricoltura raccogliendo note riguardanti vari argomenti agricoli; si occupò di affari, di compravendite, di arbitrati. L’attività più nota di questo sacerdote dal carattere forte e deciso e dotato di notevoli capacità organizzative e imprenditoriali furono gli undici viaggi fatti in Europa e in Asia, compresi Cina e Giappone. Essi ebbero inizio nel 1858 e terminarono nel 1868. Lo scopo principale di questi viaggi era quello di acquistare il seme sano dei bachi da seta; nel Trentino infatti si era diffusa la malattia dei bachi mettendo in crisi la magra economia dei contadini e di coloro che lavoravano nelle filande. Don Grazioli lasciò Ivano Fracena nel 1869, dopo la lunga serie di viaggi. Passò il resto della sua vita a Villa, senza incarichi pastorali, nella grande casa che aveva comperato e ristrutturato. 

Angelico Prati

Glottologo e dialettologo, figlio del pittore Eugenio di Caldonazzo, nacque ad Agnedo nel 1883. Compì gli studi elementari e ginnasiali a Trento e questi ultimi li proseguì nel collegio salesiano Manfredini di Este. Fu per qualche mese nell'università di Friburgo. Prima dello scoppio della guerra 1914-18 fu professore ad Orvieto e successivamente a Modena dove insegnò presso quell'Istituto Tecnico. Avuta la libera docenza in glottologia con una brillantissima laurea, fu professore della materia nell'Università di Pisa. Morì il 31 gennaio 1960.

Guido Prati

Nato a Agnedo l'8 novembre 1884 e qui morto il 31 luglio 1967. Era fratello di Angelico e figlio del pittore Eugenio. Compiuti gli studi superiori a Trento, prese parte come ufficiale degli Alpini e volontario alla guerra 1915-18. Si introdusse poi in una tribù zingara condividendone la vita libera e raminga. Di temperamento piuttosto introverso e sensibilissimo, si esprimeva intensamente con la chitarra classica di cui era espertissimo suonatore. Ma, schivo come era, si produceva solo a sollievo dei suoi compaesani nella piccola osteria di Agnedo e solo qualche intimo amico e intendente potè appieno apprezzare la sua altissima arte musicale. Era anche ottimo disegnatore e membro dell'Accademia di Vienna.

Ezio Romagna

Ezio Romagna (1929 - 1996) fu un uomo molto conosciuto e amato nel paese. Aveva il negozio di alimentari a Ivano. Aveva il cavallo (un cavallo bianco) e con quello si prestava a fare lavori per tutti. Era molto servizievole. Amava la chiesa, fu prima chierichetto e poi, per circa cinquanta anni, sagrestano. Andò in Svizzera dove lavorò per alcuni anni; il resto della sua vita la passò a Ivano.

Vittorio Staudacher

Vittorio Staudacher, discendente della famiglia austriaca che, dopo la Grande Guerra, fu proprietaria del castello, nacque nel 1913 ed ebbe una parte essenziale nella vita del paese. Laureato in medicina e chirurgia all’università di Padova con il massimo dei voti e lode, divenne un chirurgo di fama internazionale e riconosciuto creatore della chirurgia d’urgenza. Con Vittorio si ripeté (in un certo senso) per il castello di Ivano ciò che avvenne un secolo prima con il conte Antonio e la contessa Maria Schleinitz. A quei tempi il castello divenne una residenza splendida e un importante centro di cultura. Nel 1986 Vittorio, con un gruppo di conterranei, fondò l’Associazione “Castel Ivano Incontri” allo scopo di promuovere, approfondire e diffondere cultura, scienza, storia ed arte organizzando convegni scientifici ad alto livello, mostre ed ogni altro tipo di manifestazioni culturali. Grazie a Vittorio Staudacher Ivano è tuttora un centro culturale di rilievo: “un castello per l’arte e la cultura”.

Guido Suster

Storico e letterato, di Strigno. Vi nacque il 18 febbraio 1859 e vi frequentò le scuole elementari. Compiuti gli studi medi a Trento passò all'università di Vienna. Sentendosi attratto dalla cultura italiana passò all'Università di Bologna, dove per due anni fu allievo di Carducci. Però nel 1884 è a Roma e qui si laurea brillantemente in lettere. Lasciò l'insegnamento nel 1891 e si accasò in Strigno. Trascorreva il suo tempo dedicandosi agli studi preferiti di storia trentina, soprattutto, ad amministrare la sua sostanza agricola e prendendo parte attiva nella soluzione dei problemi locali. Fu membro operoso nelle società irredentistiche trentine e quindi sorvegliato dalla gendarmeria. Subì due mesi di arresto che scontò nel castello di Trento e quindi fu esiliato. Rientrò in patria nell'agosto del 1915 ed ebbe l'incarico di amministrare il Comune. Toccò a lui l'ingrato incarico di far sgomberare il paese, su ordine militare, prima della spedizione punitiva austriaca. Terminata la guerra tornò a Strigno, o meglio tra le macerie di Strigno distrutta. Dal gennaio del 1922 al settembre del 1923 fu sindaco e poi Commissario prefettizio sino al 1925. Furono questi gli anni più dolorosi della sua vita, costatando come la sua instancabile attività ricostruttrice venisse troppo spesso bloccata da quell'irragionevole burocrazia da lui, dal suo amico Brentari e da molti altri denunciata. Morì nella sua borgata il 12 giugno 1930. 

Guglielmo Suster

Figlio del letterato Guido. Nacque a Strigno il 16 agosto 1892. Allo scoppio della guerra si presentò come volontario per l'Italia. Prestò servizio in aeronautica e si guadagnò, raggiungendo il grado di capitano, tutte le promozioni per merito di guerra. È considerato uno tra i pionieri del paracadutismo moderno. Aveva imparato a lanciarsi dall'alto quando la parola "paracadutista" non era ancora coniata. La rischiosa azione veniva allora chiamata "salto" e questo era effettuato dai palloni "Draken". Ben due volte il suo apparecchio venne atterrato dai nemici ed egli riuscì a salvarsi fortunosamente. Certe sue azioni presero la fantasia della popolazione e a Milano, in una pubblica cerimonia, gli fu conferita l'Aquila d'oro. Morì il 17 luglio 1958. La sua salma riposa nella tomba di famiglia a Strigno.

Albano Tomaselli

Pittore, nato a Strigno il 26 marzo 1833. Nato da famiglia poverissima, trovò sulla sua strada generosi mecenati. Poté inserirsi nell'attività artistica per un provvidenziale caso. Si introdusse infatti un giorno di nascosto, insieme a un coetaneo, nella sala di Casa Rinaldi in Strigno e qui si mise a ricopiare clandestinamente le pitture che allora abbellivano le pareti. Fu scoperto dalla padrona di casa, la signora Rinaldi, la quale intuì di trovarsi di fronte a un genio. Lo avviò lei stessa agli studi non solo, ma lo raccomandò a Tommaso Gar e al Barone Giovanni a Prato, i quali contribuirono alle spese per mantenerlo agli studi presso l'Accademia di Venezia. Costoro lanciarono anche un appello alla cittadinanza di Padova, invitandola a "un'opera di Patria Beneficenza" affinché venisse aiutato un giovanetto nel quale albergava "una vera luce di genio". Nel 1856 il Consiglio d'Accademia decise, con voto unanime, di inviarlo a proprie spese a Roma, onde potesse completare la sua cultura artistica. Purtroppo durante il viaggio fu colto da un assalto del male che da qualche tempo lo tormentava, una forma specifica all'intestino. Morì a Firenze il 10 dicembre 1856, assistito dagli amici sconcertati tra i quali il Signorini, il Fattori.

Don Placido Tomaselli

Eremita dell’ordine dei Camaldolesi, nacque nel castello di Ivano il 3 ottobre 1662. Il padre era un funzionario del castello, appartenente ad una famiglia che socialmente si distingueva rispetto alla massa dei contadini e dei pastori. Fin da piccolo il bambino fu iniziato alle pratiche religiose e alla devozione alla Madonna. Il 9 febbraio 1690, a 27 anni, prese gli ordini sacri ed entrò tra gli eremiti camaldolesi col nome di don Placido. La sua attrazione per la vita eremitica probabilmente è da attribuirsi all’esempio degli eremiti che vivevano a S. Vendemiano, in modo particolare all’esempio di Fra Giacomo Zampiccolo che dal 1671 conduceva un’esistenza fatta di preghiera, di lavoro e di molte privazioni. Impressionato da tale esempio anche Giovanni Antonio scelse di ritirarsi dal mondo e di fare vita eremitica. Condusse una vita esemplare meritandosi la stima dei superiori e attirandosi la simpatia e la venerazione del popolo.

Don Riccardo Pacher

Don Riccardo Pacher nacque a Levico il 21 giugno 1886. Merita di essere ricordato perché fu curato di Ivano Fracena dal 1912 al 1925, un periodo ricco di avvenimenti per le due frazioni. Fu lui a realizzare, dopo la grande guerra, il progetto della nuova chiesa. Fu lui a scrivere “Memoranda et agenda”, manoscritto che contiene molte notizie di storia locale, anche notizie spicciole, che altrimenti sarebbero andate irrimediabilmente perdute. Fu un uomo energico e intraprendente. Riuscì a dare al paese la bella chiesa che ora possiede. Essa costò al curato molte preoccupazioni, dispiaceri e contrarietà coraggiosamente superate. A lui si deve anche la ricostruzione della vecchia chiesa di S. Vendemiano e il restauro della cappella di Ivano, ambedue danneggiate dalla guerra. Realizzò un teatrino in canonica che servì alla ricreazione e all’educazione della gioventù negli anni del primo dopoguerra. Fu premiato dall’autorità ecclesiastica con la nomina a parroco di Pieve Tesino e poi a decano di Civezzano e finalmente a canonico della cattedrale di Trento. Morì nella sua Levico il 15 settembre 1964 lasciando un ricordo indimenticabile in quanti lo conobbero. Ciò che fece ad Ivano Fracena è ricordato da una lapide marmorea murata sulla facciata della “sua” chiesa

Don Francesco Pasquazzo

Don Francesco Pasquazzo fu un sacerdote donato da Fracena alla diocesi di Trento. Francesco nacque a Fracena il 29 maggio 1883; studiò nel Seminario di Trento e fu ordinato sacerdote nel 1908. Fu parroco a Sant’Orsola e per 14 anni arciprete di Livo. Morì, dopo breve malattia, all’ospedale di Cles il 6 maggio 1937. Fu sepolto nel cimitero di Livo dove si trovava in cura d’anime. La gente che lo ebbe per parroco ricorda il suo zelo pastorale, la sua bontà verso i poveri, i sofferenti, gli ammalati.

Davide Weiss

Pittore e incisore, nato a Strigno il 15 gennaio 1775 da Giovan Battista e da Caterina Lenzi. Non vi sono notizie circa la sua fanciullezza, ma la sua propensione all'arte fu presto scoperta dal concittadino Ascanio Castelrotto, Agente alla Corte di Vienna, che lo volle con sé nella capitale ove il Weiss, verso il 1790 poté iniziare i corsi nella fiorente "Accademia Teresiana" e seguire le lezioni di Quirino Mark, di Fuger e Mauser. Dedicatosi all'incisione, ebbe tali e tante commissioni da doverlo considerare uno dei più perfetti incisori del suo tempo. Dopo di aver lavorato per qualche anno ad Augusta, poté realizzare il suo sogno: quello di trascorrere qualche periodo in Roma, per avvicinarsi ai capolavori di quella città. Ritornò quindi a Vienna ove visse sino alla morte avvenuta nel 1846.

Isidoro Weiss

Incisore, nato a Strigno il 4 aprile 1774 da Felice e Maria Purin. Il valore di Isidoro viene comunemente messo in secondo ordine nei confronti dei lavori di Davide e certo con ragione, tuttavia anch'egli non mancò di notevoli commissioni che ne avvalorano l'arte. Incise infatti i ritratti di Federico il Grande, di Federico Guglielmo II e Federico Guglielmo III di Prussia, della regina Maria Luisa, per nominarne alcuni.

Conte Antonio Wolkenstein

Antonio Maria, figlio del conte Carlo Federico e di Elisabetta Wolkenstein-Trostburg, nacque il 2 agosto 1832 a Brunnersdorf in Boemia, secondo di dieci figli. La nobile famiglia tirolese Wolkenstein-Trostburg fu proprietaria del castello di Ivano dal 1750 al 1923. Il conte Antonio ereditò il castello di Ivano dal fratello primogenito conte Leopoldo junior, morto a castel Toblino nel 1893. Fu una persona importante ai suoi tempi, amò il castello, lo abbellì, vi soggiornò, vi morì. Lo storico locale Guido Suster scrisse: “Il castello stava per essere trasformato in una fattoria feudale se non avesse avuto la fortuna di venire in possesso del conte Antonio e della contessa Maria sua moglie la quale, innamoratasene fin dal primo suo soggiorno, lo scelse per la villeggiatura estiva e ne ordinò tanti e tali mutamenti e migliorie da renderlo una dimora deliziosa e principesca. In quel periodo furono ospiti del castello illustri personaggi tra i quali il musicista Riccardo Wagner e l’attrice Eleonora Duse”.

Mercoledì, 15 Ottobre 2014 - Ultima modifica: Venerdì, 11 Marzo 2016